Affondamento della Nave Artiglio

Nella immagine la copertina della Tribuna Illustrata del 21 dicembre 1930 che riporta l’affondamento della “Artiglio”

Il 7 dicembre del 1930, una piccola nave di 200 tonnellate di nome Artiglio sta lavorando allo smantellamento di un relitto carico di munizioni, il Florence, affondato durante la prima guerra mondiale. Siamo a Belle-Ile a poca distanza dalla costa.
Il famoso palombaro Alberto Gianni impugna i cavi che daranno corrente alle mine piazzate sul relitto, rimanenza di cavi troppo corti che costringono l’Artiglio a stare a poche centinaia di metri dal relitto (in operazioni di brillamento solitamente la distanza di sicurezza è di oltre due miglia). La dinamo gira, la corrente arriva alle cariche esplosive e si scatena l’infermo. Una colonna di fumo e acqua si alza per oltre trecento metri nel cielo e inghiotte la nave con tutti i suoi uomini. Si salveranno in pochi. Il botto è talmente forte che alcuni cornicioni delle case sulla costa si abbattono al suolo.
Muoiono tutti i famosi palombari che resero famosa l’Italia nel mondo con le loro gesta impossibili: Alberto Gianni, Francesco Bargellini, Aristide Franceschi. Oltre loro non riemergeranno più il comandante Bortolotto e altri otto marinai.

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