Sulla Costa Concordia grande lavoro
dei VVFF e dei loro sub

Sono stati immediati i soccorsi apprestati dai Vigili del Fuoco in occasione del tragico naufragio della Costa Concordia, avvenuto alle ore 21 circa del 13 gennaio 2012.
Grazie all’arrivo di unità navali dai Comandi Provinciali VV.F. di Grosseto e Roma, unitamente ai nuclei sommozzatori di Grosseto, Firenze e Livorno, hanno operato sullo scenario, già da subito, circa 80 Vigili del Fuoco. I Vigili del Fuoco hanno effettuato numerosi interventi di soccorso e salvataggio sia in mare che a bordo della nave ed hanno liberato circa 60 persone rimaste bloccate all’interno dell’imbarcazione. Contestualmente venivano portate a termine le operazioni di evacuazione degli occupanti della nave che erano stati trasportati sull’isola del Giglio e successivamente avviati verso la costa, o sistemati temporaneamente in strutture ricettive dell’isola.
Le operazioni, coordinate presso il posto di Comando avanzato costituito appositamente sull’isola e grazie al supporto del centro logistico istituito al Distaccamento VV.F. di Orbetello, hanno consentito lo straordinario recupero di una coppia di turisti coreani e del Commissario di bordo, rimasti intrappolati nella parte parzialmente sommersa della nave.
I soccorsi sono proseguiti senza sosta con l’impiego di 115 uomini e 41 mezzi e con l’ausilio, in particolare, di personale Speleosub, proveniente da Roma e Vicenza, e da personale specializzato in tecniche di soccorso Speleo-Alpino Fluviale (SAF) dei Comandi della Toscana.
I Vigili del fuoco sono stati impegnati successivamente nella ricerca dei dispersi. I sommozzatori hanno insistito in particolar modo nella zona ristorante sul ponte 4, il punto di raccolta passeggeri, affrontando uno scenario mai visto prima, con piani invertiti e suppellettili che ingombravano il percorso.
Gli operatori SAF (specialisti in tecniche speleo alpino fluviali) hanno controllano sin dal primo momento le zone non invase dall’acqua. Le squadre non sono mai uscite dalla nave salvo lo stop alle operazioni dichiarato, per motivi di sicurezza, in seguito allo spostamento del relitto.
Il dispositivo di soccorso era composto da 150 unità operative e 66 mezzi tra imbarcazioni, elicotteri e veicoli terrestri.
Tutte le operazioni sono state condotte in situazioni estreme e fino a quel momento sconosciute da tutti i gruppi specializzato in una profondità da o a -50.

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